La nortriptilina è un antidepressivo della classe dei triciclici (TCA). È un inibitore della ricaptazione della noradrenalina e, in misura inferiore, della serotonina. In cronico induce una down regulation dei recettori b-adrenergici. Presenta minore attività sui recettori a-adrenergici, istaminici e muscarinici rispetto alla molecola madre, l’amitriptilina, di cui rappresenta il principale metabolita demetilato. Il farmaco viene ben assorbito per via orale, con un picco plasmatico entro 2-3 ore dall’assunzione. L’emivita plasmatica della nortriptilina è di 24-48 ore circa. L’indicazione della nortriptilina sono i disturbi depressivi, soprattutto quelli con caratteristiche di tipo inibito o che non necessitano di significativa sedazione. La posologia è variabile a seconda dell’indicazione clinica e della responsività e tollerabilità individuale al farmaco, essendo compresa fra 75-150 mg nella maggior parte dei casi e sino a 200 mg/die quando necessario.Tale dosaggio deve essere raggiunto con gradualità, partendo da 25-50 mg/die e aumentando di 25 mg ogni 2-3 giorni sino alla dose ritenuta opportuna per il paziente. Nell’anziano e nei soggetti debilitati il farmaco deve essere prescritto a una posologia di circa un terzo-metà della dose indicata per un adulto sano. La nortriptilina presenta una finestra terapeutica con risposte ottimali associate a concentrazioni plasmatiche comprese fra 50 e 150 ng/ml. Dosaggi più elevati possono determinare minore risposta clinica e maggiori effetti collaterali. Il farmaco può essere routinariamente monitorato a livello plasmatico (vedi
Amitriptilina). Nell’anziano sono presenti concentrazioni plasmatiche del metabolita attivo 10-idrossi-nortriptilina più elevate rispetto all’adulto giovane: tale metabolita sembrerebbe essere associato a maggiore attività cardiotossica rispetto alla molecola madre.Gli effetti collaterali, le controindicazioni e le cautele d’impiego della nortriptilina sono quelli dell’amitriptilina, ma con minore azione ipotensiva, anticolinergica e sedativa, alla luce della minore potenza di blocco sui recettori a-adrenergici, muscarinici e istaminici. Per tale ragione, prima dell’avvento degli antidepressivi di seconda generazione, la desipramina e la nortriptilina sono risultate i farmaci di elezione, fra i triciclici, nei pazienti anziani e in quelli con patologie cardiovascolari.

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