Detta anche m. di Bourneville o epiloia. Sindrome malformativa neuro-cutanea congenita, del gruppo delle facomatosi, caratterizzata da una serie di lesioni pseudo-tumorali da iperplasia e ipertrofia delle cellule dell’ectoderma e del mesoderma che interessano di norma la pelle, il sistema nervoso e altri organi. La triade sintomatologica caratteristica, definita da Vogt nel 1890, comprende adenoma sebaceo, epilessia e ritardo mentale. In realtà, sono state descritte forme molto più complesse, con interessamento multisistemico, così come forme fruste, con sviluppo intellettivo normale e crisi assenti o rare, di difficile diagnosi. L’incidenza è di 5-7 casi ogni 100.000 abitanti. L’ereditarietà è dimostrata in un terzo circa dei casi. Negli altri casi, si tratterebbe di una mutazione di un gene autosomico dominante del cromosoma 9, a penetranza variabile. La patogenesi non è ancora nota, ma il carattere blastomatoso degli elementi cellulari delle lesioni lascerebbe presupporre un deficit di qualche fattore limitante l’accrescimento e la proliferazione durante lo sviluppo embrionale. Sintomi di esordio sono solitamente le manifestazioni comiziali o il ritardo dello sviluppo psicomotorio in bimbi che alla nascita potevano essere stati ritenuti normali. Il 25% di questi pazienti presenta una s. di West e, inversamente, la Bourneville è il fattore eziologico del 7-13% di tutti gli spasmi. I tipici adenomi sebacei (adenomi di Pringle), costituiti in realtà da angiofibromi, presenti nel 90% dei pazienti con sindrome conclamata, con l’aspetto di noduli rosso-rosati a livello del volto, non compaiono prima dei 4-10 anni di età. Le macule ipomelanotiche congenite sul tronco e sugli arti sono identificabili più precocemente mediante la lampada di Wood a raggi ultravioletti e sono quindi, insieme ai facomi retinici (tumori gliomatosi con aspetto di placche grigie o giallognole), essenziali per una diagnosi precoce in età infantile. Altre lesioni cutanee sono la “chiazza zigrinata”, la placca di fibrosi sottodermica con aspetto di “pelle d’elefante” per lo più in regione lombo-sacrale; i fibromi sottoungueali o gengivali che compaiono di solito in età puberale; le macchie caffè-latte e i nevi angiomatosi di colorito “vinoso”, non esclusivi di questa sindrome. Lesioni tumorali benigne di cellule miste sono osservate nel cuore (circa la metà dei rabdomiomi cardiaci è associata a questa sindrome), nei reni, nel fegato, nei polmoni, nella tiroide, nei testicoli e nell’intestino. Più rare sono le cisti pleuriche o polmonari, le cisti ossee delle dita della mano e del piede e le zone di marmorizzazione o addensamento osseo soprattutto a livello del cranio. Gli esami neuroradiologici possono rivelare già nel primo anno di vita le tipiche calcificazioni subependimali e, solo in seguito, i tuberi o amartomi cortico-sottocorticali, istologicamente costituiti da astrociti con elementi giganti e calcificazioni. Questi tuberi possono essere causa di idrocefalo e possono essere associati a gliomi maligni nella regione del corpo striato e del talamo. Non esiste terapia specifica: è pertanto necessario sconsigliare ai soggetti affetti la procreazione. Le crisi convulsive paiono essere particolarmente responsive al vigabatrin e, nei casi farmaco-resistenti, può essere utile la resezione dei tuberi. La prognosi dipende dalla severità della forma: il 30% circa dei pazienti gravi muore entro il 5° anno di vita e il 50-75% prima di raggiungere l’età adulta, soprattutto a causa del deterioramento psichico o di stati di male.

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