Atto di chi intenzionalmente pone termine alla propria vita con l’aiuto di un’altra persona che deliberatamente provvede a fornire i mezzi materiali o le indicazioni utili, o entrambi, per commettere il suicidio. Nel suicidio assistito dal medico (physician assisted suicide) è un sanitario a fornire l’assistenza necessaria a commettere l’atto. Alcuni autori non differenziano tra suicidio assistito ed eutanasia, in quanto in entrambi i casi viene deliberatamente aiutata la morte della persona. Dibattiti sono in corso relativamente alla possibilità di errori, a coercizione o abusi che possono insorgere se il medico provvede a tale atto.Risulta ampiamente discussa la legalizzazione di tale atto, ad esempio nei malati terminali. Il 22 settembre 1966, un paziente affetto da cancro ha ricevuto il primo suicidio assistito legalmente sancito. Una legislazione favorevole è presente nell’Oregon. Motivazioni al suicidio assistito sono: necessità di porre fine a dolori continui, depressione, desiderio di mantenere un controllo sulla propria vita e paura di divenire dipendenti da altri. Nelle linee guida relative al suicidio assistito in Olanda, la presenza di dolore continuo e intollerabile è ritenuto una delle condizioni di regolamentazione ed esecuzione dello stesso.Hanno favorito la diffusione di tale pratica alcune opere divulgative a basso costo (Final Exit di Derek Humphry), la diffusione della propaganda proeutanasica della Hamlock Society, il largo dibattito giudiziario relativo alle vicende del Dr. Jack Kevorkian, l’estesa paura della sofferenza e la mancata salvaguardia dei diritti umani dei sofferenti.In Italia risultano contrarie al suicidio assistito la legislazione (Art. 579 e 580 C.P.), le regole deontologiche mediche e le norme etiche e morali che figurano al cuore della professione medica e dell’inviolabilità della vita umana.

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