È una malattia del metabolismo del rame che si manifesta con disturbi neurologici, principalmente del sistema extrapiramidale. La malattia è trasmessa con modalità autosomica recessiva; il gene responsabile è stato localizzato sul braccio lungo del cromosoma 13. La malattia è determinata da un difetto nell’escrezione biliare del rame, che determina un aumento del rame libero circolante e conseguente accumulo a livello del fegato e, successivamente, di altri organi. Dal punto di vista clinico, i sintomi epatici esordiscono precocemente (8-16 anni) con predominanza femminile e sono costituiti da ittero, vomito, ipostenia e faticabilità, associati ad alterazione delle prove di funzionalità epatica; l’insufficienza epatica progredisce e, se non trattata, porta alla cirrosi. I sintomi neurologici non esordiscono prima dei 12 anni (solitamente a 20-30 anni): la disartria è uno dei sintomi più frequenti e precoci e può presentarsi con caratteristiche parkinsoniane (parola monotona, ipofonia) o cerebellari (parola scandita o esplosiva), la disartria può evolvere fino a una completa anartria e associarsi a scialorrea e disfagia. Sono presenti movimenti involontari distonici e, talora, coreoatetosici agli arti. Le alterazioni del tono presentano le caratteristiche della rigidità extrapiramidale: questa è prevalentemente assiale e spesso asimmetrica, cosicché conferisce al malato particolari atteggiamenti statuari (pose ginniche di De Lisi). Caratteristica è la presenza di tremori, il più spesso un tremore d’azione, meno comune il tremore a riposo o il flapping tremor. Sono presenti, in quasi tutti i pazienti, disturbi psichiatrici di vario tipo: nevrosi ansiose, ossessive o fobiche, psicosi paranoidi o maniaco-depressive, turbe della personalità e quadri di deterioramento mentale. Seppur non patognomonica, la presenza dell’anello di Kayser-Fleischer è considerato un segno importante della malattia. Dal punto di vista diagnostico, è importante un’accurata indagine anamnestica familiare; in seguito, oltre alla ricerca dell’anello di Kayser-Fleischer, si possono riscontrare riduzione della concentrazione sierica di ceruloplasmina (<20 mg/100 ml nel 96% dei casi) e aumento della concentrazione di rame in prelievi bioptici epatici (>100-250 mg/g); le indagini neuroradiologiche possono documentare spesso un’ipodensità dei gangli della base e del cervelletto, atrofia corticale e troncale e dilatazione ventricolare. La terapia si basa sulla rimozione del rame in eccesso, attraverso l’impiego di sostanze chelanti. Attualmente, il farmaco più impiegato è la penicillamina (1-1,5 g/die per os, in dosi frazionate, a stomaco vuoto e in associazione a piridossina) con monitoraggio dell’escrezione urinaria del rame (1-2 mg/die). Inizialmente si può avere un peggioramento e possono essere necessari 3-6 mesi prima che compaiano benefici clinici. In caso di intolleranza si può ricorrere a terapie alternative con dimercaptopropranololo, trietilenetetramina e sali di zinco. Infine, l’unico provvedimento terapeutico possibile nei casi resistenti è il trapianto di fegato.

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