MÜNCHAUSEN, sindrome di

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Patologia del rapporto medico-paziente in cui gli individui provocano l’insorgere in loro stessi di un sintomo. Questo permette l’ammissione presso l’ospedale, che rappresenta un luogo di regressione elettivo in cui fuggire dall’esistenza attraverso la malattia. Con tale modalità viene a ottenere il riconoscimento di uno stato di malato, fatto che comporta deresponsabilizzazione, protezione e dipendenza.Può essere pagato il prezzo di una vera e propria malattia, sino a innumerevoli interventi chirurgici. I malati, talora gravissimi, mettono anche a repentaglio la propria esistenza pur di procurarsi le terapie. Si tratta di atti disperati, di cui è testimone, talora, “l’addome a griglia”, frutto di innumerevoli cicatrici. Sono presenti depressione, autodistruttività, masochismo e fissazioni orali precoci. I continui interventi chirurgici conducono al deterioramento delle condizioni cliniche del paziente e alimentano un circolo perverso, attraverso la collaborazione inconsapevole del medico-chirurgo. Nella moderna nosografia psichiatrica del DSM-IV il disturbo è inquadrabile nell’ambito dei disturbi fittizi con segni e sintomi fisici predominanti.Il trattamento è di tipo psichiatrico-psicoterapeutico con un intervento, oltre che con il paziente, anche con tutta l’équipe curante.In ambito neuropsichiatrico infantile è descritta la s. di Münchausen indotta (“by proxy”). In questo caso, madri disturbate, spesso con caratteristiche di tipo borderline, provocano volontariamente ferite e/o lesioni multiple ai propri figli (mediante mezzi contundenti o da taglio; ricoprendo la cute con sostanze coloranti per simulare l’ittero; somministrando ipecacuana per indurre il vomito; oppure ancora infettando con urina o sangue o altro materiale ferite preesistenti), portandoli successivamente in ospedale e attribuendo la causa di tali lesioni a eventi accidentali.

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