Al diavolo gli ideali

Una collega russa mi ha scritto qualche settimana fa. Voleva farlo prima, ma la connessione internet in Russia viene bloccata in molte città, e non tutti i provider consentono di accedere alle applicazioni di messaggistica. Ha impiegato cinque ore per riuscire a inviare la lettera. Nella lettera c’era una distinzione che mi ha colpito per la sua semplicità: “Penso che possiamo non amare la politica, ma guardiamo alle persone. In ogni paese ci sono i ‘buoni e i cattivi’, ma non possiamo parlare così di tutti. Non amiamo l’Occidente e le persone cattive che lo rappresentano, ma amiamo quelle persone semplici …

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Amore, possesso e redenzione tra Dostoevskij e Shakespeare

Ci sono persone che parlano d’amore, ma in realtà stanno raccontando il proprio inferno. Non il dolore inevitabile della perdita, non la tristezza che accompagna ogni legame umano autentico. Qualcosa di più cupo: l’amore che diventa ossessione, bisogno di controllo, vertigine morale. L’amore che non incontra più l’altro, ma lo stringe, lo teme, lo consuma. È qui che Dostoevskij e Shakespeare si avvicinano in modo sorprendente. Entrambi sanno che l’amore non è solo elevazione. Può diventare abisso. Può degradarsi in possesso. Può confondersi con il bisogno di essere rassicurati, confermati, salvati. E tuttavia, proprio da questo abisso, può anche nascere …

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Solitudine e Tarkovskij

Un martirologio del sé Andrej Tarkovskij chiamò il suo diario Martirolog, letteralmente, un catalogo di sofferenze. Suo figlio Andrej ricorda che il regista ripeteva spesso una frase: «Non siamo fatti per la felicità. Esistono cose più importanti della felicità.» Questa affermazione, così controcorrente rispetto all’imperativo del benessere contemporaneo, è la chiave per capire come Tarkovskij intendesse la solitudine. Non come una ferita da rimarginare, non come un difetto da correggere nella propria vita sociale, ma come la condizione fondamentale dell’essere umano che vuole restare autentico. Le pagine del Martirolog coprono sedici anni, dal 1970 alla morte nel dicembre 1986. Documentano un uomo separato dalla …

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Un sole dentro

Introduzione Questo testo ci arriva dalla Russia, scritto a penna nel cuore della notte, a firma L. Solntseva. Poche pagine in cui la vita smette di essere astratta e torna vera: un’autentica atmosfera dostoevskiana. Nel Sogno di un uomo ridicolo, Dostoevskij immagina un pianeta dove gli esseri umani non conoscono separazione: si guardano e si capiscono, senza bisogno di spiegarsi. È un sogno, certo. Ma chi lo fa, si sveglia cambiato.  Il racconto che segue somiglia a quel risveglio: non la scoperta di un mondo perfetto, ma il ricordo improvviso che la vicinanza è possibile. Il racconto è breve e intenso, …

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La tenerezza come forma di conoscenza

“Ciò che si ritiene essenziale per la salute mentale è che il neonato e il bambino piccolo sperimentino una relazione calda, intima e continua con la madre (o con un sostituto materno permanente) nella quale entrambi trovino soddisfazione e piacere.” (John Bowlby) Cosa succede davvero quando qualcuno culla un bambino? Chi sta calmando chi? E cosa c’entra la tenerezza con il modo in cui impariamo a stare al mondo? Per rispondere bisogna andare in Cile, nella Valle dell’Elqui, dove una maestra di scuola rurale ha scritto sul rapporto tra il corpo che cura e il corpo che impara. Si chiamava …

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Comfortably Numb

«Just nod if you can hear me. Is there anyone home?» Nel 1979 i Pink Floyd mettono in scena un dialogo tra un medico e un paziente. Il medico chiede: «Can you show me where it hurts?», Puoi mostrarmi dove fa male? Il paziente risponde: «I can’t explain, you would not understand. This is not how I am.» Non posso spiegare. Non capiresti. Io non sono così. Il dialogo non fallisce perché il medico sia indifferente o il paziente reticente. Fallisce perché il dolore non sta nel corpo. Non sta in un punto. È dappertutto e da nessuna parte, e l’unica risposta possibile …

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L’epoca della separazione

Nel gennaio del 1876, Fëdor Dostoevskij pubblica nel suo Diario di uno scrittore una breve riflessione che porta un titolo singolare: «Обособление». La parola è difficile da tradurre. Non è esattamente “isolamento”, che in russo sarebbe изоляция, e che implica qualcosa di subìto. Non è nemmeno уединение, il ritiro in solitudine personale, la clausura scelta. È qualcosa di diverso da entrambi: una separazione attiva, un sottrarsi volontario al tessuto comune. Prima viene l’обособление, lo sfaldamento dei legami sociali, e solo dopo, come conseguenza, esplodono le solitudini individuali. Dostoevskij la mette tra virgolette, come un neologismo. Sta cercando di nominare qualcosa di nuovo, che vede accadere …

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Le svolte invisibili. Quando il cervello cambia direzione

La domanda “Quando finisce l’adolescenza?” È una domanda che torna spesso, dai genitori, dai pazienti stessi, a volte con una sfumatura di impazienza o di nostalgia. La risposta tradizionale oscilla tra i 18 e i 25 anni, a seconda di chi la dà e di cosa intende per “fine”. Ma c’è un’altra domanda, meno frequente e più interessante: esistono momenti precisi in cui il cervello cambia rotta? Non rallenta o accelera, cambia direzione? Uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2025 ha provato a rispondere, analizzando le connessioni cerebrali di oltre quattromila persone dalla nascita ai novant’anni. Il risultato è una mappa delle …

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Pierre Bezukhov e la mente che non si lascia governare

Negli ultimi anni incontro sempre più spesso persone con una domanda: “Potrei avere l’ADHD?” Alcune hanno letto articoli online, altre si sono riconosciute in video sui social, altre ancora hanno semplicemente trovato un nome per qualcosa che sentivano da sempre, una fatica invisibile, un modo di funzionare che non coincideva mai del tutto con quello che il mondo sembrava aspettarsi. E in molti casi, non tutti, dopo una valutazione attenta, la risposta è sì. Ma tra la diagnosi e la comprensione resta uno spazio che i manuali non riempiono. I criteri del DSM-5 elencano sintomi: “difficoltà a mantenere l’attenzione”, “sembra …

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Quando il volume dei pensieri copre la musica della vita

La domanda «Mi sembra di non vivere affatto, ma solo di esistere […] fino ad allora mi sento come vuota dentro». Queste parole colpiscono per la loro lucida onestà. È una sensazione che molti conoscono, ma che raramente viene nominata con tale precisione. Proveremo a dare forma a questa esperienza usando due lenti: quella scientifica, per capire cosa accade nei circuiti della mente, e quella letteraria, per vedere come i grandi autori russi hanno dato voce a questo vuoto. Lente Scientifica: Il cervello in “background” L’autrice descrive una perdita di contatto con sé stessa e un lavoro incessante del cervello …

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La pace ha condizioni: cosa ci insegnano Dostoevskij e De Waal

Partiamo da una domanda di una collega. “A volte le persone si comportano in modo troppo arrogante e la pace non sempre aiuta. Più precisamente: quando tu vuoi la pace, ma allo stesso tempo qualcun altro non la vuole e cerca di trascinarti in aggressività, ostilità, odio. E’ possibile risolvere pacificamente o è necessario rimettere al loro posto, indicare i limiti del lecito?” Sì, spesso si può risolvere pacificamente, ma “pacificamente” non significa “senza confini”.  Due fonti lontanissime, un etologo olandese che studia primati, Frans De Waal e un personaggio di Dostoevskij, convergono su questo punto. La pace non è …

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La foresta come stato di coscienza: fermarsi per vedere

Nel lavoro clinico, spesso incontro persone che vivono in uno stato di corsa perenne. Corrono per non sentire, agiscono per non pensare, riempiono il tempo per non affrontare il vuoto. La “cura”, in questi casi, inizia spesso con un atto controintuitivo: fermarsi. Finché il paziente corre, non sente; è solo quando il movimento si interrompe che emerge ciò che c’era già, ma che la velocità rendeva invisibile. Rileggendo Memorie di un cacciatore di Ivan Turgenev, ho ritrovato questa stessa dinamica psicologica proiettata su un paesaggio geografico. La foresta russa, in Turgenev, non è semplicemente uno scenario o un fondo per l’azione di …

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Dal bozzolo alla quercia: uscire dalla depressione tra scienza e letteratura russa

Come riconoscerla (anche quando “non sembra” depressione) e come scegliere cure efficaci tra farmaci, psicoterapia e interventi complementari Introduzione “La depressione è frequente e spesso mascherata, anche da sintomi fisici. Non serve somigliare allo stereotipo per meritare attenzione. La cura è modulata sulla gravità, e spesso è a più componenti: psicoterapia e/o farmaci, con interventi supplementari, in particolare l’esercizio, come leve pratiche. La letteratura russa ci ricorda qualcosa che la clinica conferma: la ripresa non è solo stare meglio, ma tornare in relazione. Con l’altro, con il mondo, con la vita che riprende a scorrere.” In Guerra e pace, il principe …

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Nostalghia e nostalgia

Nel 1983, Tarkovskij gira in Italia un film che intitola Nostalghia — con quella “h” che è già un avvertimento. Non è un vezzo grafico. È una dichiarazione: questa parola non è quella che pensate. Ai giornalisti italiani che gli chiedevano del titolo, il regista rispose: «Per noi russi non è un’emozione leggera e sorridente, come può essere per voi. È una specie di malattia mortale, una compassione profonda che lega non tanto alla propria privazione, mancanza o separazione, quanto alla sofferenza degli altri cui ci si accosta come per un legame passionale.» La nostalgia italiana, quella delle canzoni, dei tramonti dorati …

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