È una zoonosi causata da varie specie di Brucella, che può colpire l’uomo per inoculazione muconasale e respiratoria, per contagio diretto cutaneo, per ingestione di latte o suoi derivati contaminati o per contatto con animali infetti (come nei mattatoi). L’esordio, di tipo insidioso, avviene dopo poche settimane dall’esposizione, con cefalea, rachialgie, mialgie e febbricola e, se non trattata, diviene cronica con focolai multipli a livello cardiaco, epatico, polmonare, muscolare, ecc. La brucellosi colpisce il sistema nervoso centrale nel 2-6% dei casi, sia nelle forme iniziali sia più tardivamente. La cefalea è un sintomo più comune e si presenta sovente associata a disturbi dell’umore. Il meningismo è presente in circa la metà dei pazienti con neurobrucellosi. Le complicanze cerebrovascolari (aneurismi, ictus, ecc.) sono rare, ma non eccezionali, per la predisposizione del microrganismo per i vasi ematici. In caso di neurobrucellosi il liquor presenta di solito pleocitosi mononucleare, ipoglicorrachia e aumento delle proteine. La prognosi è buona se il trattamento antibiotico viene instaurato precocemente.

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