Dieta ipocalorica atta a produrre un aumento della chetonemia. È stata introdotta da Wilder nel 1921 nella terapia delle crisi epilettiche, utilizzando una quantità di cibo che conteneva grassi e carboidrati secondo un rapporto di 2:1. Successivi studi sperimentali nel ratto e nel gatto hanno dimostrato che la chetosi indotta dalla dieta aumentava la soglia per le crisi da elettroshock. I meccanismi di azione rimangono a tutt’oggi sconosciuti. L’ipotesi principale è che essa provochi un’acidosi cerebrale (Lennox 1928), ma gli studi sul pH cerebrale intracellulare sono estremamente limitati. Inoltre, non è chiaro se il cervello dei mammiferi usi i corpi chetonici come substrati per una parte considerevole del metabolismo ossidativo. Attualmente viene impiegata, in alcuni centri, per la terapia delle crisi epilettiche farmacoresistenti, soprattutto in età pediatrica. Esistono 3 tipi di dieta: (1) classica (70% delle calorie quotidiane raccomandate per un paziente di quell’età e del peso ideale, con un rapporto grassi/carboidrati di 4:1); (2) con trigliceridi a catena media (con un olio di trigliceridi di acidi ottanoici e decanoici); (3) con trigliceridi a catena media modificata (con una dose di olio di trigliceridi ridotta alla metà). Poiché non esistono studi clinici controllati, i risultati ottenuti sono di difficile interpretazione. Dai dati dei numerosi studi non controllati sembrerebbe avere un’efficacia clinica (con riduzione delle crisi superiore al 50%) nel 60-80% dei soggetti. Tra gli effetti collaterali vengono segnalati urolitiasi e ipovitaminosi D con osteomalacia.

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