NEGAZIONE

(ingl. negation; ted. Verneinung; fr. dénégation)Termine introdotto da S. Freud per indicare “il procedimento con cui il soggetto, pur formulando uno dei suoi desideri, pensieri, sentimenti fino allora rimossi, continua a difendersi da esso negando che gli appartenga”. La n. si sviluppa sulla rimozione e le sue funzioni sono altamente differenzianti: “mediante il simbolo della negazione il pensiero si affranca dai limiti della rimozione e si arricchisce di contenuti che gli sono indispensabili per poter funzionare”. La n. rappresenta, quindi, di frequente l’elemento indicatore della presa di coscienza del rimosso; infatti, “non vi è prova più forte che si è riusciti a scoprire l’inconscio che veder reagire l’analizzato con queste parole: “Non ci pensavo” oppure “Non ci ho mai pensato”, come anche la conferma dell’interpretazione del terapeuta. Tale meccanismo di difesa ha perciò, per Freud, la valenza di un indice capace di evidenziare il momento nel quale un desiderio e un’idea inconsci iniziano a emergere, sia nell’ambito terapeutico sia all’esterno. Anna Freud ne L’Io e i meccanismi di difesa (1961) ha affermato che “il metodo della negazione, sul quale è basata la fantasia del capovolgimento dei fatti reali nel loro contrario, viene usato in quelle situazioni nelle quali è impossibile sfuggire certe sensazioni dolorose provenienti dall’esterno” e “se la trasformazione riesce… l’Io sfuggirà all’angoscia e non avrà bisogno di ricorrere a misure difensive contro i suoi impulsi istintivi né alla formazione di una nevrosi. Questo meccanismo, che può considerarsi normale in un certo stadio dell’evoluzione dell’Io infantile, è indice invece di gravi disturbi psichici se si ripresenta successivamente nella vita. In alcuni stati confusionali acuti di psicosi, l’Io del paziente si comporta esattamente nello stesso modo nei confronti della realtà”.A differenza del diniego, in tale forma di difesa non si giunge a un vero e proprio misconoscimento della realtà interna o esterna.