PSICOSI

Termine introdotto nel 1845 da von Feuchtersleben con il significato di “malattia mentale o follia”. È un disturbo psichiatrico, espressione di grave alterazione dell’equilibrio psichico dell’individuo, con compromissione dell’esame di realtà, inquadrabile da diversi punti di vista a seconda della lettura psichiatrica di partenza e quindi del modello di riferimento.Dal punto di vista psicopatologico, sintomi psicotici sono ad esempio i deliri, le allucinazioni, l’autismo, la perdita dei nessi associativi (a livello del pensiero e di organizzazione comportamentale), la presenza di modalità primarie di pensiero, la comparsa di un disturbo depressivo senza una sua corrispondenza psicologica causale (depressione endogena) o ipertimico marcato (mania), disturbi della coscienza dell’Io, disturbi della psicomotilità (ad es., catatonia) , disgregazione profonda della personalità, ecc.Da un punto nosografico categoriale si possono distinguere:Psicosi in corso di disturbi mentali organici. Fenomeni deliranti o dispercettivi persistenti, causati da un fattore organico specifico, in assenza di sintomi confusionali o di demenza. Sono quadri associati a malattie internistiche o neurologiche (ad es., LES, endocrinopatie, uremia, porfiria, s. di Wilson, corea di Huntington, lesioni del lobo temporale e parietale, epilessia, abuso, alcool, amfetamina, cocaina, cannabis, allucinogeni) (vedi
Tossicodipendenza).Quadri psicotici in corso di disturbi cognitivi. Ad esempio, deliri di persecuzione, rovina, furto, ipocondriaci, ecc., in corso di demenza (vedi
Demenza).Quadri psicotici di disturbi dell’umore . Classicamente Kraepelin distinse la psicosi maniaco-depressiva dalla schizofrenia. Nel primo polo della dicotomia kraepeliniana emergono elementi psicotici sia sul versante espansivo (mania), sia sul versante depressivo (depressione endogena).Quadri schizofrenici (vedi
Schizofrenia), in cui sono presenti nel corso dell’evoluzione cronica, oltre al deterioramento della personalità, sintomi psicotici (ad es., deliri, allucinazioni, catatonia, dissociazione, autismo, ecc.).Quadri schizoaffettivi, con contemporanea presenza di sintomi di tipo schizofrenico e affettivo.Psicosi acute remittenti (ad es., psicosi schizofreniformi, psicosi reattive brevi; psicosi cicloidi; bouffées deliranti; psicosi puerperali; ecc.), a buona prognosi, in presenza di eventi precipitanti, buon adattamento premorboso, agitazione psicomotoria, familiarità per disturbi timici.Disturbi deliranti (paranoia) con delirio a struttura coerente e sistematizzata.Disturbo psicotico indotto (vedi
Psicosi indotte) o folie à deux, con condivisione di tematica delirante in due persone in stretto rapporto.Parafrenia con temi deliranti a contenuto fantastico, fenomeni dispercettivi, non deterioramento della personalità, conservazione di capacità affettive e intellettive.Psicosi allucinatoria cronica, con allucinazioni croniche in genere di tipo uditivo.Disturbi psicotici simulati (vedi Ganser, sindrome di).Quadri psicotici tipici del bambino (vedi
Disturbi solitamente diagnosticati nell’infanzia e nell’adolescenza).Da un punto di vista psicobiologico, la sintomatologia psicotica trova una sua causa in alterazioni organiche di diverso livello. Si parte da una predisposizione congenita, derivante da un carico genetico o da un’alterazione durante la gravidanza (ad es., per infezione virale), per esprimere, ad esempio dopo l’esposizione a fattori stressanti marcati, in particolare in fasi di ristrutturazione neuronale cerebrale (ad es., adolescenza), un quadro sintomatologico che manifesti la sottostante alterazione neurotrasmettitoriale, in particolare dopaminergica, serotoninergica, ma anche di altri trasmettitori, ad esempio il glutammato, l’acido kainico, l’NMDA, i neuropeptidi, ecc. (vedi
Neurotrasmettitori), o lo squilibrio del rapporto esistente tra alcune aree cerebrali e altre (ad es., ipofrontalità).Ad esempio, deliri e allucinazioni sono stati correlati all’iperattività dopaminergica (ad es., psicosi da amfetamina, da L-dopa) (vedi
Dopamina), così come ad alterazioni serotoninergiche (ad es., in corso di intossicazione da LSD) (vedi
Serotonina); il glutammato e l’aspartato hanno azione eccitatoria e il ruolo del glutamato è suggerito dalla sintomatologia psicotica indotta dalla fenciclidina; anche i neuropeptidi vengono coinvolti: basti pensare al controllo della sintomatologia psicotica in pazienti tossicodipendenti attraverso l’uso di oppiacei (vedi
Oppio). Tali modificazioni trasmettitoriali, infatti, oltre che essere l’espressione di un processo psicotico primario, possono anche essere indotte in maniera esogena (ad es., da sostanze amfetaminiche) oppure essere l’espressione di una transitoria risposta a un evento stressante, con rientro della sintomatologia (ad es., psicosi reattiva breve) dopo la fase acuta e ottimo recupero del funzionamento psicosociale.Dal punto di vista fenomenologico, Jaspers distingue le esperienze psicotiche per la incomprensibilità dei vissuti nelle modalità con cui scaturiscono dall’attività psichica. La daseinanalyse, con la sua illuminazione sui modi del Dasein, rivolgendosi all’uomo nella sua globalità, pur non negando valore alla psichiatria clinica, restituisce un senso all’esistenza del paziente affetto da psicosi. L’analisi esistenziale ha considerato le psicosi come modalità di declinare le condizioni ontologiche dell’esistenza (temporalizzarsi, spazializzarsi, coesistere, progettarsi).Dal punto di vista psicostrutturale, è possibile configurare una struttura di personalità psicotica distinta dalla personalità nevrotica e dal borderline. Secondo Kernberg, la struttura psicotica si distingue da quella nevrotica e borderline per la presenza di:diffusione di identità: sono presenti aspetti contraddittori di e degli altri non ben integrati o tenuti separati; inoltre, vi è un’identità delirante, con rappresentazioni di sé non ben differenziate da quelle degli oggettitra le operazioni difensive emergono lo splitting e altre difese di livello inferiore, quali idealizzazione primitiva, identificazione proiettiva, negazione, onnipotenza, svalutazione, che proteggono l’individuo dalla disintegrazione e dalla fusione di sé con l’oggetto, con regressione di fronte all’interpretazioneperdita dell’esame di realtà, con alterazione del rapporto e del sentimento.La psicoanalisi interpreta le psicosi come una rottura dell’Io con la realtà esterna, dovuta alla pressione dell’Es sull’Io. L’Io cede all’Es per poi recuperare parzialmente la costruzione di una propria realtà attraverso il delirio, recuperando il rapporto oggettuale (Freud). Secondo M. Klein, le psicosi sono legate alla caduta nelle posizioni presenti nella prima infanzia (ad es., schizoparanoide) . In Jung, nelle psicosi si ha il sopravvento di complessi autonomi inconsci sul complesso dell’Io, che non riesce a mantenere il controllo sulle formazioni inconsce.L’indirizzo sociale della psichiatria esprime anche un’interpretazione sociogenetica alla psicosi, recupera la dimensione umanistica, supera il concetto di reclusione (Jervis) e studia l’ipotesi della causazione sociale (elevata presenza della psicosi in strati inferiori di popolazione collegata alle disagiate e conflittuali condizioni di vita) in confronto con la selezione sociale nelle psicosi (deriva dello psicotico verso strati sociali inferiori, in relazione allo scarsa capacità di adattamento). Le psicosi avrebbero anche diverse modalità espressive a seconda della cultura.