PSICOANALISI

Teoria psicologica e tecnica terapeutica elaborata da Sigmud Freud. I principi di base che sostengono tale teoria sono:il determinismo psichico, l’idea che diversi fattori intrapsichici operino simultaneamente creando un comportamento, un pensiero o un sintomo che risultano essere la via finale comune dei processi inconsci;l’inconscio dinamico , prova del quale sono quelle parti di ricordi che emergono dalla censura, o i lapsus (vedi
Atto mancato) e i sogni, tutti fenomeni che indicano movimenti di repressione e controllo di un materiale conscio che avviene altrove;il ruolo fondamentale dello sviluppo infantile nel definire le caratteristiche dell’individuo adulto.La psicoanalisi può oggi ritenersi anche un corpo di conoscenze scientifico-teoriche applicabili allo studio dell’uomo nei più diversi contesti, non solo quello clinico.La psicoanalisi trae la sua origine dall’interesse sviluppatosi in Freud per un caso di isteria trattato da un medico viennese, J. Breuer, noto come il caso di Anna O. La paziente aveva sviluppato una serie di sintomi comprendenti disturbi della vista e del linguaggio, incapacità di ingerire cibi, paralisi e anestesie. Durante i colloqui con Anna O., Breuer era stupito nel notare come il ricordo delle circostanze caratterizzate da intensa coloritura affettiva, durante le quali si erano manifestati per la prima volta i sintomi, inducesse la scomparsa dei sintomi stessi. Anna O. descrisse tale processo come “cura parlata”. Breuer si serviva della trance ipnotica per aiutare la paziente a ricordare gli episodi: tuttavia, il trattamento venne sospeso quando egli si rese conto della connotazione sessuale del legame con Anna O., aspetto che non riusciva a gestire e che lo spaventò. Verso la fine del 1887 anche Freud iniziò a usare l’ipnosi con pazienti isteriche. Il metodo catartico utilizzato insieme all’ipnosi aveva lo scopo di rimuovere i sintomi attraverso un processo di richiamo e di verbalizzazione dei sentimenti soppressi a cui erano associati: tale metodo divenne noto come abreazione. Attraverso tali metodiche, Freud comprese, da una parte, l’importanza del desiderio dei pazienti di raccontare ricordi e contemporaneamente la riluttanza a presentare tale materiale. Freud definì tale riluttanza “repressione”, un processo attivo di esclusione di vissuti dolorosi dalla coscienza che comprese come elemento essenziale nella formazione dei sintomi. Proprio a causa delle forze della repressione e della resistenza, egli abbandonò il metodo catartico e passò alle associazioni libere, invitando i pazienti a dire ciò che veniva loro in mente senza censurare i pensieri.Interpretazione dei sogni. Freud si rese conto dell’importanza e del significato dei sogni, così frequentemente raccontati nel processo delle libere associazioni, tanto da dichiarare l’interpretazione dei sogni la “via maestra per la comprensione dell’inconscio”. Nel tentativo di caratterizzare la psicologia del sogno, ne L’interpretazione dei sogni del 1920 egli gettò le basi della psicologia dell’Ego. Il sogno ha infatti il compito di realizzare, in modo mascherato, un desiderio inconscio infantile non facilmente accessibile alla coscienza nel corso della veglia. Tale trasformazione può avvenire solo se nella mente esiste un censore, che funziona al servizio di un Ego (Io ) per preservare il sonno. Lo studio dei vari metodi attraverso i quali il censore difende il sonno da elementi disturbanti permise a Freud di individuare i primi meccanismi di difesa dell’Ego (ad es., la condensazione, lo spostamento, la rappresentazione simbolica). Freud distinse tra due livelli di contenuto dei sogno: il contenuto manifesto è quello che viene ricordato dal soggetto, il contenuto latente è connesso con i pensieri e i desideri inconsci. Egli definì “lavoro del sogno” le operazioni mentali inconsce attraverso le quali il contenuto latente del sogno viene trasformato in contenuto manifesto. L’interpretazione dei sogni pone l’accento sull’importanza della scarica degli impulsi o dei desideri attraverso il contenuto allucinatorio del sonno.Metapsicologia. Freud delineò una prima sistematizzazione della vita psichica dell’uomo, così come era venuta progressivamente delineandosi nei primi scritti: non più sola coscienza, ma contrapposizione tra conscio e inconscio. Il modello topografico, denominato prima topica freudiana, divide la mente in tre regioni: il sistema conscio, il sistema preconscio e il sistema inconscio, ciascuno dei quali ha caratteristiche peculiari.Il sistema conscio è quella parte della mente in cui le percezioni che provengono dal mondo esterno, dall’interno dell’organismo o dalla mente sono portate a livello della coscienza. La coscienza è considerata un fenomeno soggettivo, il cui contenuto può essere comunicato solo per mezzo del linguaggio o del comportamento.Il sistema preconscio comprende gli eventi, i contenuti mentali o i processi che è possibile portare a livello di consapevolezza conscia mediante una focalizzazione dell’attenzione. Per giungere alla consapevolezza, i contenuti dell’inconscio devono legarsi a parole e pertanto diventare preconsci. Il preconscio mantiene la barriera repressiva della censura rispetto ai contenuti inconsci inaccettabili. L’attività mentale, associata al preconscio, viene definita processo secondario del pensiero , un pensiero che è volto a evitare il dispiacere, differendo la scarica istintuale e legando l’energia mentale secondo le esigenze della realtà esterna e dei valori morali dell’individuo. Tale tipo di pensiero rispetta le connessioni logiche e tollera le contraddizioni in misura assai minore rispetto al pensiero primario che caratterizza il sistema conscio.Il sistema inconscio è caratterizzato da quell’insieme di contenuti e di processi mentali che sono mantenuti al di fuori della consapevolezza, attraverso le forze della censura e della repressione. L’inconscio è strettamente correlato agli impulsi istintuali (impulsi sessuali e di autoconservazione) e il suo contenuto è limitato ai desideri che cercano appagamento. Questi desideri forniscono la motivazione dei sogni e determinano la formazione dei sintomi nevrotici. Questa idea è considerata, oggi, riduzionistica. Il sistema inconscio è caratterizzato dal processo primario del pensiero, il cui scopo principale è la facilitazione dell’appagamento e del desiderio della scarica istintuale: tale processo trascura le connessioni logiche, non ha il concetto del tempo, permette che esistano idee contraddittorie, non ammette la negazione. I contenuti inconsci possono diventare consci solo attraverso il preconscio, nel momento in cui la censura viene sopraffatta, permettendo agli elementi di raggiungere la coscienza.Benché molti concetti della prima topica venissero poi superati, molte parti di tale teoria continuano a essere utili, ad esempio i processi primari e secondari del pensiero. La transizione dal modello topografico della mente a quello strutturale si ha a partire dalla pubblicazione de L’Io e l’Es del 1923, nel quale si distinguono, all’interno dell’apparato psichico, tre istanze diversamente caratterizzate.L’Es (o Id) è la struttura che raccoglie impulsi istintuali disorganizzati. Opera secondo le leggi del processo primario e può essere considerato il serbatoio energetico dell’apparato psichico. Non può essere, tuttavia, considerato come sinonimo dell’inconscio, in quanto sia l’Ego sia il Superego hanno componenti inconsce.L’Ego è la parte organizzata della psiche, un organo esecutivo che controlla il movimento e la percezione, il contatto con la realtà e, attraverso i meccanismi di difesa di cui dispone, il differimento e la modulazione dell’espressione degli impulsi. Freud ritenne che l’Es si modificasse in conseguenza dell’azione del mondo esterno sugli impulsi: le pressioni della realtà esterna permettono all’Ego di appropriarsi delle energie dell’Es per compiere il loro lavoro, sostituendo il principio di realtà al principio di piacere. Freud poneva l’accento sul ruolo del conflitto all’interno del modello strutturale, conflitto che avviene inizialmente tra l’Es e il mondo esterno per poi divenire conflitto interiorizzato fra Ego e Es.Il Superego è l’istanza che stabilisce e mantiene la coscienza morale della persona sulla base di un complesso sistema di idee e valori internalizzati dai genitori. Freud considerò il Superego come derivante dalla risoluzione del complesso di Edipo, poiché il bambino introietta i valori parentali intorno ai 5-6 anni di età. Il Superego svolge un costante controllo sul comportamento, sui pensieri e sui sentimenti della persona, fa i confronti fra gli standard attesi di comportamento e offre approvazione o disapprovazione: tali attività sono prevalentemente inconsce.L’apparato psichico viene da Freud considerato, oltre che da un punto di vista topico e strutturale, anche dal punto di vista dinamico-evolutivo. A partire dallo scritto Tre saggi sulla teoria sessuale, l’autore formulò i principali dogmi della teoria psicoanalitica: la definizione ampliata di sessualità, comprendendo in questo concetto tutte le forme di piacere che trascendono la sessualità genitale; una teoria dello sviluppo della sessualità infantile e infine il legame concettuale tra nevrosi e pubertà. Con lo sviluppo della sessualità infantile procede di pari passo lo sviluppo delle relazioni con l’oggetto o gli oggetti d’amore, che culmina nella scelta di tale oggetto d’amore nella vita adulta. Freud notò che i bambini dimostrano un’attività erotica sin dalla nascita, con manifestazioni associate, tuttavia, a funzioni corporee quali l’alimentazione, il controllo della vescica e dell’intestino. L’energia libidica, ossia la forza attraverso la quale l’istinto sessuale è rappresentato nella mente, viene a concentrarsi, nel corso dello sviluppo, in diverse zone, in modo che ciascuno stadio dello sviluppo si costruisca su quello precedente e ne riassuma le realizzazioni, schematizzate nella Tabella I.Tabella IDefinizioneObiettiviTratti patologiciTratti del carattereFreud descrisse gli impulsi erotici che originano dalle zone pregenitali come componenti istintuali o istinti parziali. Normalmente, durante lo sviluppo, tali componenti sono sottoposte a repressione, mantenendo un ruolo limitato ai preliminari dell’atto sessuale adulto. Il persistente attaccamento dell’istinto sessuale a una particolare fase dello sviluppo pregenitale viene definito fissazione. Secondo Freud, nelle nevrosi un limitato numero di impulsi sessuali, sottoposti a repressione, diveniva responsabile della creazione e del mantenimento dei sintomi nevrotici: questo costituiva la norma psichica. Gli stessi impulsi, liberamente espressi, costituivano per contro le perversioni.Stadio oraleSi situa nei primi 18 mesi di vita, è incentrato sulle stimolazioni tattili piacevoli evocate dal capezzolo o sostitutiStabilire una dipendenza fiduciosa con gli oggetti di nutrimento e di sostegnoEccessivo ottimismo, narcisismo, pessimismo, esagerata tendenza a essere esigenti, eccessiva dipendenzaCapacità di ricevere dagli altri senza eccessiva dipendenza o invidia, con sicurezza verso se stessi Stadio analeDal 1° al 3° anno di età, in concomitanza con la maturazione del controllo neuromuscolare sugli sfinteri, caratteristica che sottolinea il passaggio dalla passività all’attivitàLotta per l’indipendenza e la separazione dalla dipendenza e dal controllo del genitore, tentativi di raggiungere l’autonomia senza eccessiva vergogna o insicurezza per la perdita di controlloOstinazione, ordine, parsimonia e, in modo ambivalente, mancanza di pulizia, disordine, disobbedienza, collera, tendenze sadomasochisticheSviluppo dell’autonomia personale, capacità di indipendenza e iniziativa, capacità di cooperazione senza eccessiva ostinazione o senso di autosvalutazione o frustrazioneStadio fallicoDal 3° al 5° anno di vita, è caratterizzato da un’attenzione primaria alla stimolazione e all’eccitamento dell’area genitale, accompagnati da fantasie, prevalentemente inconsce, di coinvolgimento sessuale con il genitore del sesso oppostoLa focalizzazione dell’interesse erotico pone le basi dell’identità di genere; lo stabilirsi della situazione edipica promuove le successive identificazioniL’intero sviluppo nevrotico origina dalla fissazione a tale stadioCorretto senso di identità sessuale, curiosità senza imbarazzo, padronanza nei confronti dell’ambiente esterno e internoStadio della latenzaDai 6 agli 11-13 anni, viene istituito il Super Io alla fine del periodo edipico, vengono meglio controllati gli impulsi; si ritiene un periodo di quiescenza degli impulsi sessuali; è caratterizzato, tuttavia, da spinte omosessuali e dalla sublimazione delle energie libidicheUlteriore integrazione delle identificazioni edipiche e consolidamento del ruolo e dell’identità sessuale attraverso l’imitazione di figure non solo parentali (insegnanti, divi del cinema, ecc.)Possono originarsi difficoltà a sublimare le energie presenti, inibendo lo sviluppo di capacità creative; un eccesso di controllo interiore può portare a un precoce sviluppo di tratti ossessivi di carattereSenso di industriosità, capacità di controllare gli oggetti e i concetti che incrementano il senso di autonomia, limitando il rischio di insuccesso o di sconfittaStadio genitaleDagli 11-13 anni in poi, è legato alla maturazione psicologica dei sistemi di funzionamento genitale e ormonale che generano un aumento degli impulsi libidiciSeparazione finale dalla dipendenza e dall’attaccamento ai genitori e instaurazione di relazioni oggettuali mature, non incestuose, accettazione del ruolo e della funzione proprie dell’età adultaLa crisi nella risoluzione di questo stadio può riportare a residui psicopatologici di tutti i periodi precedenti, poiché il compito evolutivo dello stadio genitale consiste nella parziale riapertura, rielaborazione e reintegrazione di tutti gli aspetti dello sviluppoPersonalità matura, con capacità di soddisfare le potenzialità genitali e un senso autointegrato e persistente di identità che consente alla persona una buona partecipazione nelle aree del lavoro e dell’amore, al fine di soddisfare scopi e valori significativi Teoria degli istinti. Freud, dopo lo sviluppo del modello topografico, si occupò dei complessi aspetti della teoria degli istinti. L’istinto ha quattro principali caratteristiche: l’origine (la parte del corpo da cui sorge), l’impeto (la quantità di forza associata all’istinto), lo scopo (l’azione diretta verso la scarica o la soddisfazione della tensione e l’oggetto), il bersaglio (spesso una persona) di tale azione. Fanno parte degli istinti la libido, che è la forza attraverso la quale il piacere, inteso in senso generale, è rappresentato nella nostra mente, e gli istinti dell’Ego o autoconservativi. La principale forza istintuale considerata oggi dagli psicoanalisti è l’aggressività. In origine, tuttavia, Freud considerò l’aggressività una componente degli istinti sessuali nella forma del sadismo. Quando, successivamente, divenne consapevole delle componenti non sessuali del sadismo, propose di considerare aggressività e odio come parte degli istinti dell’Ego. La fonte di tale istinto, secondo Freud, è posta soprattutto nei muscoli scheletrici e lo scopo dell’istinto aggressivo è la distruzione. Alla base degli istinti sessuali e aggressivi Freud pose gli istinti di vita e di morte (Eros e Thanatos), ritenendo che una componente dominante negli organismi biologici fosse la tendenza a tornare allo stato inanimato. In contrasto con l’istinto di morte, Eros è la tendenza delle particelle a riunirsi o a legarsi le une alle altre, come nella riproduzione sessuale. L’idea prevalente oggi è che la maggior parte dei fenomeni clinici possa essere sufficientemente spiegata dagli istinti duali dell’aggressività e della sessualità, senza ricorrere agli istinti di morte.Teoria psicoanalitica classica delle nevrosi. L’elemento centrale di tale teoria risulta essere il conflitto, che può avvenire tra la realtà esterna e gli impulsi istintuali dell’individuo, o ancora tra istanze dell’apparato psichico, quali Es e Superego o Es ed Ego. Nell’ambito di tale conflitto, gli impulsi e i desideri che cercano di realizzarsi vengono espulsi dalla coscienza attraverso la repressione o un altro meccanismo di difesa. La loro espulsione dalla coscienza, tuttavia, non ne riduce la potenza: di conseguenza, le tendenze inconsce combattono per tornare a livello di coscienza. Tale teoria dello sviluppo delle nevrosi presuppone che nella prima infanzia esista una nevrosi rudimentale basata sullo stesso tipo di conflitto. Uno stato di deprivazione durante i primi mesi di vita, dovuto, ad esempio, alla carenza delle figure parentali, può influenzare negativamente lo sviluppo dell’Ego, rendendo problematici i processi a esso legati che portano alla maturazione dell’individuo, quali la mediazione tra impulsi e ambiente e lo sviluppo di identificazioni appropriate. Gli eventi traumatici, lungo il corso dell’esistenza, possono minare le difese dell’Ego, provocando un ritiro degli investimenti verso l’esterno e un ripiegamento difensivo di tutte le forze verso l’interno, ripiegamento che ha come conseguenza forti vissuti di inadeguatezza e la formazione di sintomi che sono espressioni di desideri infantili riattualizzati. La riduzione della tensione attraverso la nevrosi è lo scopo primario del disturbo; tuttavia, vi possono essere guadagni secondari che derivano dal provocare una maggiore attenzione negli altri, quindi una maggior simpatia: ogni nevrosi ha la sua caratteristica forma di guadagno secondario.Trattamento e tecniche. Il termine analisi deriva dal greco e significa “sciolgo” e si riferisce al procedimento che tende a risolvere un tutto nei suoi elementi costitutivi. Lo scopo della tecnica analitica elaborata da Freud può essere schematizzato in tre punti:rendere conscio l’inconscio;elaborare le resistenze, in particolare quella di transfert;creare condizioni ottimali per il funzionamento dell’Io.La cornice formale all’interno della quale questo avviene è determinata da un contratto che fissa tempi, frequenza delle sedute, modalità di pagamento, impegno a livello di sincerità conscia e inconscia; dall’incognito dell’analista, condizione importante affinché l’analizzato possa proiettare e trasferire sull’analista i propri vissuti, senza che questa proiezione e questo transfert siano disturbati da conoscenze extra-analitiche sulla personalità dell’analista; dalla regola dell’astinenza, che vieta all’analista il soddisfacimento dei desideri reali o transferali del paziente, obbligandolo ad astenersi da consigli sulla vita reale dello stesso; e, infine, dal divano su cui si sdraia il paziente, che favorisce la regressione necessaria in vista della successiva ricostruzione, collocando il soggetto in una condizione diversa da quella della quotidiana comunicazione, facilitando un contatto con il mondo dei ricordi e dell’immaginazione. Il trattamento analitico, pur non avendo un percorso prestabilito o lineare, è composto da varie tappe: l’anamnesi, riletta dall’analista sulla base delle difese prevalentemente utilizzate dal paziente; la libera associazione, la tecnica con cui si chiede al paziente di rinunciare, per quanto possibile, alla censura cosciente, riferendo tutti i pensieri; l’analisi delle resistenze, ossia delle forze che si oppongono a uno spontaneo fluire di idee o pensieri; l’analisi dei sogni, essendo il sogno una formazione di compromesso tra desiderio pulsionale e la censura, l’interpretazione deve compiere a rovescio il cammino percorso dal lavoro del sogno; l’analisi del transfert, meccanismo attraverso cui il paziente sposta sull’analista i propri conflitti intrasoggettivi, che, a loro volta, sono derivati dalle relazione reali o fantasmatiche che il paziente ha vissuto nell’infanzia (il transfert può essere positivo o negativo, a seconda del sentimento ostile o affettuoso che vi è coinvolto); la fine dell’analisi, non fissabile a priori, che dipende dal raggiungimento di mete soggettivamente importanti, quali ad esempio la risoluzione della nevrosi infantile, la risoluzione della nevrosi da transfert, l’elaborazione dei conflitti nevrotici e la conseguente presa di coscienza.Di fondamentale importanza per un positivo esito della terapia analitica sono l’alleanza terapeutica, cioè la collaborazione fra l’analista e quella parte dell’Io del paziente relativamente libera da conflitti, la qualità positiva del transfert, alcuni tratti del Super-Io che sostengono le proposizioni del paziente, la naturale tendenza del materiale rimosso a cercare una liberazione al fine di ottenere un effetto catartico.