Crisi di natura non francamente epilettica occorrenti in pazienti senza epilessia e nel 20% circa dei pazienti con epilessia. Le condizioni mediche e psichiatriche che possono dar luogo alle pseudocrisi sono varie. Tra le prime ricordiamo le patologie cardiologiche, gli attacchi vasovagali (soprattutto in adolescenza) e i disturbi metabolici (ipoglicemia). Inoltre, i disturbi del sonno REM e non REM (vedi
Sonno, disturbi del) possono causare errori diagnostici.Tra i disturbi psichiatrici, i più comuni sono quelli collegati all’ansia (incluso il disturbo d’ansia generalizzato, GAD) (vedi
Ansia, disturbi d’). In particolare, gli attacchi di panico, soprattutto se associati a episodi di déjà vu, depersonalizzazione o autoscopia. Altre patologie da escludere sono la depressione, la schizofrenia e, soprattutto, il disturbo da conversione e il disturbo da somatizzazione. Va sottolineato il fatto che un’epilessia da conversione coinvolge il meccanismo della dissociazione, il che implica che i pazienti siano amnesici dopo l’attacco. Pertanto, soggetti che non ricordano assolutamente nulla delle loro crisi, soprattutto dopo una storia di molti anni, raramente soffrono di epilessia. In questi casi è spesso possibile che si sia verificato un abuso sessuale. Anche una forma di “pseudostato di male” può avvenire, in cui l’EEG, sia critico sia intercritico, è sempre normale. La diagnosi di pseudocrisi non può essere posta solo in base a criteri EEGrafici, in quanto anormalità EEG possono essere riscontrate in svariate patologie psichiatriche.In presenza di patologie organiche, la terapia deve mirare a correggere il disturbo di base. La psicoterapia è spesso utile laddove è presente la componente conversiva. Alcuni farmaci anticonvulsivanti (carbamazepina, lamotrigina, acido valproico) possono influire positivamente sul versante sia epilettico sia comportamentale.

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