PSICOLOGIA ROGERSIANA

Orientamento teorico e terapeutico concepito da C. Rogers, il quale giunge a cogliere nel comportamento umano una gamma differenziata di motivazioni non riconducibili al paradigma psicoanalitico del “conflitto di natura sessuale”, bensì ascrivibili a una concezione positiva dell’uomo, detto “organismo”, il quale è naturalmente volto alla realizzazione di .Teoria della personalità. Rogers fonda la propria teoria, definita da alcuni “teoria del ”, sulla tesi che “il processo proprio della vita piena implica la tensione e lo sforzo di realizzare sempre più le proprie potenzialità, implica il coraggio d’essere. Significa gettarsi completamente nella corrente della vita”: assunto divenuto l’elemento centrale della psicologia umanistica. Il sottolineare la tensione alla realizzazione significa non rivolgersi soltanto al fattore storico, al passato da cui la personalità del soggetto ha potuto evolvere, bensì al senso dello sviluppo e al desiderio di crescere spiritualmente che l’individuo ha dentro di sé. Rogers ritiene che l’uomo viva in un mondo di esperienze, il proprio campo percettivo, del quale è il fulcro e all’interno del quale ricerca una piena e soddisfacente realizzazione personale. È attraverso l’interazione con tale mondo che l’individuo può sviluppare la struttura del Sé, rappresentazione dinamica di percezioni e di relazioni, che permette l’acquisizione di valori ambientali in accordo o in disaccordo con la disposizione ad attualizzarsi dell’organismo, in base al proprio giudizio, non sempre concordante con quello altrui. Quanto più ampia è l’incongruenza tra i valori mutuati dall’ambiente e introiettati e il proprio processo di valutazione organismico, tanto maggiori saranno la conflittualità vissuta e l’impossibilità di essere realmente se stessi. Occorre, quindi, che l’individuo prenda le distanze da ciò che è falso nel concetto di Sé, non rispondente cioè alle personali e autentiche esperienze organismiche e recuperi invece il loro significato più profondo, in quanto ogni esperienza non coerente con la struttura del Sé può essere colta come una minaccia che, di fronte al perpetuarsi di tali percezioni, diviene un elemento capace di determinare un’organizzazione caratteriale rigida. La personalità dell’individuo è, quindi, tanto più integra quanto più il suo Sé è dinamico, “radicato nelle sue esperienze vissute a livello viscerale”, in grado, quindi, di convertire il suo sistema di valori con svalutazioni e rivalutazioni in base all’evolvere dell’esperienza.Psicoterapia. Da questo orientamento teorico emergono tre diversi modi di intendere il processo terapeutico: il primo, quello della terapia non direttiva, in cui viene sottolineata la rilevanza dell’atteggiamento del terapeuta, di cui si prescrive l’astensione da qualsiasi giudizio, interferenza, direttività e finalizzato esclusivamente ad assecondare il naturale “flusso di vita” del cliente, senza porsi nel ruolo di esperto, di possessore di un sapere oggettivo che lo abiliti ad attribuire l’etichetta di “sano” o di “malato”; il secondo, relativo alla terapia centrata sul cliente, in cui il termine “paziente” viene abolito e l’attenzione focalizzata sulla parità tra le parti implicate nella relazione terapeutica, nella quale il terapeuta abbandona i requisiti di asetticità e passività della terapia non direttiva, a favore di un atteggiamento empatico in cui occorre “sentire l’ira, la paura, il turbamento del cliente come fossero nostri, senza però aggiungervi la nostra ira, la nostra paura, il nostro turbamento”. In tale modalità terapeutica, accanto all’applicazione di precise tecniche, occorre un’attitudine di reale accettazione e rispetto, una disposizione all’astensione dal giudizio e una capacità di riconoscimento da parte dell’operatore dei propri limiti nell’applicazione di tali attitudini. L’ultima modalità concerne la relazione terapeutica come relazione interpersonale, ove il processo terapeutico è finalizzato non al superamento di un problema che affligge il cliente, ma all’eliminazione di uno “stato di incongruenza” esistente fra l’immagine cosciente di sé e il significato profondo del proprio sentire, attraverso un percorso evolutivo individuato da Rogers in sette stadi, tramite cui l’individuo passa da una struttura rigida di sé a uno stato di fluidità che consente di vivere la propria vita come un inarrestabile processo in divenire.