Dicembre 5, 2020 in C

(ingl. behaviorism, ted. Verhaltenspsychologie)Corrente della psicologia moderna, detta anche behaviorismo (da behavior = comportamento), secondo cui l’unico oggetto possibile di una psicologia scientifica è costituito dal comportamento manifesto, cioè dall’insieme delle reazioni dell’organismo animale o umano osservabili dall’esterno dell’organismo stesso e verificabili intersoggettivamente. Il comportamentismo nasce nel 1913 a seguito dell’articolo di J.B. Watson, La psicologia secondo i comportamentisti, scritto che costituisce il manifesto della corrente che assumerà una sempre maggiore importanza, sino a dominare la scena della psicologia sperimentale nordamericana negli anni compresi fra il 1930 e il 1960, quando è stata messa in crisi dall’avvento del cognitivismo. Nel suo manifesto Watson, inserendosi nella polemica dei primi anni di questo secolo sul carattere scientifico o meno della psicologia, porta l’attenzione sul fatto che ciò sia dovuto al considerare la psicologia stessa come lo studio dei fenomeni della coscienza che, per definizione, sfuggono alla metodologia sperimentale e quantitativa. Egli propone di sostituire alla coscienza il comportamento osservabile, che, di fatto, è riducibile alle reazioni muscolari e ghiandolari esterne degli organismi viventi e la cui unità di misura viene individuata nel riflesso, ovvero nel nesso elementare fra stimolo e risposta (S-R): tutti gli altri concetti mentalistici della psicologia tradizionale (sentimenti, motivazioni, immaginazione, ecc.) vengono rigorosamente banditi, anche sul piano terminologico e, quando possibile, tradotti in chiave comportamentale. L’intero comportamento può essere, in tale ottica, interpretato a partire dalle più piccole unità di condotta, quali il già citato riflesso condizionato: le differenze individuali derivano dai diversi ambienti ai quali gli individui sono sottoposti sin da bambini. È implicito il concetto che l’ambiente sia un’entità totalmente indipendente dall’organismo, le cui possibilità di adattamento si ottengono creando ambienti conformi a ciò che si vuole ottenere. L’antisoggettivismo watsoniano viene accolto e modificato negli anni successivi da un rilevante numero di neocomportamentisti, che spostano l’interesse principalmente sull’apprendimento.Mitigando il meccanicismo di Watson, E.C. Tolman propone un’interpretazione finalistica del comportamento, basandosi su esperimenti condotti su topi di laboratorio (tecnica ampiamente utilizzata da tutti i comportamentisti), esperimenti che indicherebbero come l’apprendimento non avviene tanto per effetto di una ricompensa, quanto attraverso la ripetizione sistematica di un compito che consente al ratto di crearsi una “mappa cognitiva” dell’ambiente. Un altro concetto introdotto da Tolman è quello delle variabili intermedie, che rendono più complesso e problematico il rapporto stimolo-reazione.C.L. Hull critica il concetto di stimolo-risposta, ritenendo che il comportamento non possa essere spiegato da una semplice catena di riflessi, poiché tra stimolo e reazione si collocano, ad esempio, tendenze di reazione acquisite e stati impulsivi che cambiano da soggetto a soggetto, insufficienze fisiologiche e reazioni finalistiche anticipatorie. Viene quindi inserito, nel semplicistico modello stimolo-risposta, lo stato biologico del soggetto (S-O-R). Hull modifica la nozione di rinforzo, sottolineando il ruolo delle gratificazioni interne, in aggiunta a quelle esterne.B.F. Skinner, avvicinandosi maggiormente all’ortodossia watsoniana, mette a punto un’efficace tecnologia per migliorare l’apprendimento, partendo dall’assunto che ogni condotta è controllabile e modificabile per mezzo di stimoli efficaci e variati sistematicamente, indipendentemente dalle condizioni soggettive. Esercitare una condotta significa, per Skinner, plasmarla mediante rinforzo, premiando le inclinazioni verso la direzione desiderata e scoraggiando le inclinazioni indesiderate. Introducendo la nozione di condizionamento operante, secondo cui una sequenza comportamentale acquista forza se viene seguita da un rinforzo positivo, Skinner ritiene di poter superare tutto ciò che si frappone tra stimolo e risposta.L’approccio terapeutico comportamentista si basa sul postulato che i disturbi nevrotici (di tipo ansioso, fobico, ossessivo-compulsivo, ecc.) siano espressione di un apprendimento difettoso che si manifesta con un comportamento non adattato. I sintomi nevrotici sarebbero risposte abnormi dovute a un processo di condizionamento; le condotte sociopatiche sono, invece, interpretate come fallimento di un processo di condizionamento che, in caso di riuscita, avrebbe permesso alla personalità di acquisire abitudini socialmente accettabili. È manifesto come, negli ultimi anni, sia stata introdotta nel modello stimolo-organismo biologico-risposta anche la variabile rappresentata dall’ambiente. La terapia comportamentale intende modificare il comportamento disadattato avvalendosi di tecniche di decondizionamento e condizionamento. Tale terapia si è sviluppata in polemica con le tecniche psicoterapeutiche in quanto si indirizza unicamente al comportamento manifesto, proponendosi di modificare il comportamento disadattato senza cercare di identificare il processo morboso inconscio sotteso al sintomo. Ha dimostrato una buona efficacia nel trattamento delle fobie, dei disturbi ossessivo-compulsivi, nel DAP e nell’enuresi notturna. Le tecniche utilizzate dalla terapia comportamentale sono riunite in due categorie: tecniche di decondizionamento e tecniche attive di condizionamento.Esempi delle tecniche di decondizionamento sono:l’inibizione reciproca: prevede l’estinzione di un comportamento deviante attraverso l’associazione condizionata a esso di un altro comportamento, incompatibile con quello patologico, ad esempio l’esposizione a uno stimolo ansiogeno sistematicamente unita a un esercizio di rilassamento muscolare;la desensibilizzazione: consiste nell’esposizione del soggetto a stimoli ansiosi di intensità crescente; questa tecnica viene spesso associata a quella dell’inibizione reciproca;il condizionamento avversativo: consiste nella somministrazione di uno stimolo spiacevole nel momento in cui viene eseguito l’atto non accettato. Viene molto utilizzato nelle terapie dell’alcolismo, associando ad esempio un potente emetico, quale l’apomorfina, all’assunzione di alcool;implosion e flooding: consistono rispettivamente nel far evocare fantasie fobiche o nell’esporre direttamente il paziente all’oggetto fobico, facendo sì che il soggetto, in presenza del terapeuta, esperisca in pieno la sua ansia. Tali tecniche si basano sul principio che una risposta non rinforzata (per mancanza di qualsiasi possibilità di difesa) che fa seguito a un determinato stimolo tende a scomparire.La tecnica attiva del condizionamento operante si propone di rinforzare progressivamente determinati comportamenti considerati, da un punto di vista terapeutico, positivi e di inibire altri ritenuti patologici: è una tecnica adatta a terapie di gruppo.Attualmente, le tecniche comportamentali e quelle cognitive sono integrate nella forma di interventi terapeutici di tipo cognitivo-comportamentale (vedi
Cognitivismo).

Success message!
Warning message!
Error message!