Amore, possesso e redenzione tra Dostoevskij e Shakespeare

Ci sono persone che parlano d’amore, ma in realtà stanno raccontando il proprio inferno. Non il dolore inevitabile della perdita, non la tristezza che accompagna ogni legame umano autentico. Qualcosa di più cupo: l’amore che diventa ossessione, bisogno di controllo, vertigine morale. L’amore che non incontra più l’altro, ma lo stringe, lo teme, lo consuma. È qui che Dostoevskij e Shakespeare si avvicinano in modo sorprendente. Entrambi sanno che l’amore non è solo elevazione. Può diventare abisso. Può degradarsi in possesso. Può confondersi con il bisogno di essere rassicurati, confermati, salvati. E tuttavia, proprio da questo abisso, può anche nascere …

Leggi tutto

Solitudine e Tarkovskij

Un martirologio del sé Andrej Tarkovskij chiamò il suo diario Martirolog, letteralmente, un catalogo di sofferenze. Suo figlio Andrej ricorda che il regista ripeteva spesso una frase: «Non siamo fatti per la felicità. Esistono cose più importanti della felicità.» Questa affermazione, così controcorrente rispetto all’imperativo del benessere contemporaneo, è la chiave per capire come Tarkovskij intendesse la solitudine. Non come una ferita da rimarginare, non come un difetto da correggere nella propria vita sociale, ma come la condizione fondamentale dell’essere umano che vuole restare autentico. Le pagine del Martirolog coprono sedici anni, dal 1970 alla morte nel dicembre 1986. Documentano un uomo separato dalla …

Leggi tutto

Le svolte invisibili. Quando il cervello cambia direzione

La domanda “Quando finisce l’adolescenza?” È una domanda che torna spesso, dai genitori, dai pazienti stessi, a volte con una sfumatura di impazienza o di nostalgia. La risposta tradizionale oscilla tra i 18 e i 25 anni, a seconda di chi la dà e di cosa intende per “fine”. Ma c’è un’altra domanda, meno frequente e più interessante: esistono momenti precisi in cui il cervello cambia rotta? Non rallenta o accelera, cambia direzione? Uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2025 ha provato a rispondere, analizzando le connessioni cerebrali di oltre quattromila persone dalla nascita ai novant’anni. Il risultato è una mappa delle …

Leggi tutto

La foresta come stato di coscienza: fermarsi per vedere

Nel lavoro clinico, spesso incontro persone che vivono in uno stato di corsa perenne. Corrono per non sentire, agiscono per non pensare, riempiono il tempo per non affrontare il vuoto. La “cura”, in questi casi, inizia spesso con un atto controintuitivo: fermarsi. Finché il paziente corre, non sente; è solo quando il movimento si interrompe che emerge ciò che c’era già, ma che la velocità rendeva invisibile. Rileggendo Memorie di un cacciatore di Ivan Turgenev, ho ritrovato questa stessa dinamica psicologica proiettata su un paesaggio geografico. La foresta russa, in Turgenev, non è semplicemente uno scenario o un fondo per l’azione di …

Leggi tutto

Dal bozzolo alla quercia: uscire dalla depressione tra scienza e letteratura russa

Come riconoscerla (anche quando “non sembra” depressione) e come scegliere cure efficaci tra farmaci, psicoterapia e interventi complementari Introduzione “La depressione è frequente e spesso mascherata, anche da sintomi fisici. Non serve somigliare allo stereotipo per meritare attenzione. La cura è modulata sulla gravità, e spesso è a più componenti: psicoterapia e/o farmaci, con interventi supplementari, in particolare l’esercizio, come leve pratiche. La letteratura russa ci ricorda qualcosa che la clinica conferma: la ripresa non è solo stare meglio, ma tornare in relazione. Con l’altro, con il mondo, con la vita che riprende a scorrere.” In Guerra e pace, il principe …

Leggi tutto