Amore, possesso e redenzione tra Dostoevskij e Shakespeare
Ci sono persone che parlano d’amore, ma in realtà stanno raccontando il proprio inferno. Non il dolore inevitabile della perdita, non la tristezza che accompagna ogni legame umano autentico. Qualcosa di più cupo: l’amore che diventa ossessione, bisogno di controllo, vertigine morale. L’amore che non incontra più l’altro, ma lo stringe, lo teme, lo consuma. È qui che Dostoevskij e Shakespeare si avvicinano in modo sorprendente. Entrambi sanno che l’amore non è solo elevazione. Può diventare abisso. Può degradarsi in possesso. Può confondersi con il bisogno di essere rassicurati, confermati, salvati. E tuttavia, proprio da questo abisso, può anche nascere …