Al diavolo gli ideali

Una collega russa mi ha scritto qualche settimana fa. Voleva farlo prima, ma la connessione internet in Russia viene bloccata in molte città, e non tutti i provider consentono di accedere alle applicazioni di messaggistica. Ha impiegato cinque ore per riuscire a inviare la lettera. Nella lettera c’era una distinzione che mi ha colpito per la sua semplicità: “Penso che possiamo non amare la politica, ma guardiamo alle persone. In ogni paese ci sono i ‘buoni e i cattivi’, ma non possiamo parlare così di tutti. Non amiamo l’Occidente e le persone cattive che lo rappresentano, ma amiamo quelle persone semplici …

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Un sole dentro

Introduzione Questo testo ci arriva dalla Russia, scritto a penna nel cuore della notte, a firma L. Solntseva. Poche pagine in cui la vita smette di essere astratta e torna vera: un’autentica atmosfera dostoevskiana. Nel Sogno di un uomo ridicolo, Dostoevskij immagina un pianeta dove gli esseri umani non conoscono separazione: si guardano e si capiscono, senza bisogno di spiegarsi. È un sogno, certo. Ma chi lo fa, si sveglia cambiato.  Il racconto che segue somiglia a quel risveglio: non la scoperta di un mondo perfetto, ma il ricordo improvviso che la vicinanza è possibile. Il racconto è breve e intenso, …

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La tenerezza come forma di conoscenza

“Ciò che si ritiene essenziale per la salute mentale è che il neonato e il bambino piccolo sperimentino una relazione calda, intima e continua con la madre (o con un sostituto materno permanente) nella quale entrambi trovino soddisfazione e piacere.” (John Bowlby) Cosa succede davvero quando qualcuno culla un bambino? Chi sta calmando chi? E cosa c’entra la tenerezza con il modo in cui impariamo a stare al mondo? Per rispondere bisogna andare in Cile, nella Valle dell’Elqui, dove una maestra di scuola rurale ha scritto sul rapporto tra il corpo che cura e il corpo che impara. Si chiamava …

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L’epoca della separazione

Nel gennaio del 1876, Fëdor Dostoevskij pubblica nel suo Diario di uno scrittore una breve riflessione che porta un titolo singolare: «Обособление». La parola è difficile da tradurre. Non è esattamente “isolamento”, che in russo sarebbe изоляция, e che implica qualcosa di subìto. Non è nemmeno уединение, il ritiro in solitudine personale, la clausura scelta. È qualcosa di diverso da entrambi: una separazione attiva, un sottrarsi volontario al tessuto comune. Prima viene l’обособление, lo sfaldamento dei legami sociali, e solo dopo, come conseguenza, esplodono le solitudini individuali. Dostoevskij la mette tra virgolette, come un neologismo. Sta cercando di nominare qualcosa di nuovo, che vede accadere …

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Pierre Bezukhov e la mente che non si lascia governare

Negli ultimi anni incontro sempre più spesso persone con una domanda: “Potrei avere l’ADHD?” Alcune hanno letto articoli online, altre si sono riconosciute in video sui social, altre ancora hanno semplicemente trovato un nome per qualcosa che sentivano da sempre, una fatica invisibile, un modo di funzionare che non coincideva mai del tutto con quello che il mondo sembrava aspettarsi. E in molti casi, non tutti, dopo una valutazione attenta, la risposta è sì. Ma tra la diagnosi e la comprensione resta uno spazio che i manuali non riempiono. I criteri del DSM-5 elencano sintomi: “difficoltà a mantenere l’attenzione”, “sembra …

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Nostalghia e nostalgia

Nel 1983, Tarkovskij gira in Italia un film che intitola Nostalghia — con quella “h” che è già un avvertimento. Non è un vezzo grafico. È una dichiarazione: questa parola non è quella che pensate. Ai giornalisti italiani che gli chiedevano del titolo, il regista rispose: «Per noi russi non è un’emozione leggera e sorridente, come può essere per voi. È una specie di malattia mortale, una compassione profonda che lega non tanto alla propria privazione, mancanza o separazione, quanto alla sofferenza degli altri cui ci si accosta come per un legame passionale.» La nostalgia italiana, quella delle canzoni, dei tramonti dorati …

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