Introduzione
Questo testo ci arriva dalla Russia, scritto a penna nel cuore della notte, a firma L. Solntseva. Poche pagine in cui la vita smette di essere astratta e torna vera: un’autentica atmosfera dostoevskiana.
Nel Sogno di un uomo ridicolo, Dostoevskij immagina un pianeta dove gli esseri umani non conoscono separazione: si guardano e si capiscono, senza bisogno di spiegarsi. È un sogno, certo. Ma chi lo fa, si sveglia cambiato.
Il racconto che segue somiglia a quel risveglio: non la scoperta di un mondo perfetto, ma il ricordo improvviso che la vicinanza è possibile.
Il racconto è breve e intenso, non è solo “poetico”, è preciso. Nomina ciò che accade quando un’emozione è autentica. Il corpo non può fingere.
Ma il punto forse più bello è il rovesciamento finale.
Il racconto
In realtà sto scrivendo questa lettera su un quaderno, a penna, nel cuore della notte, con una torcia nella mano sinistra.
È buffo! Sono le 00:17.
Letteralmente poche ore fa mi è successo qualcosa di sorprendente, e ho così paura di lasciarlo a domani! Ho così paura di dimenticare anche il più piccolo dettaglio di ciò che è accaduto!
Oggi sono rientrata tardi dal lavoro e sono andata in cucina a prepararmi qualcosa da mangiare. Di solito non c’è nessuno, ma questa volta si erano ritrovati degli amici. Erano in quattro e avevano tutti intorno ai 60 anni. Erano un po’ brilli e ballavano con la musica.
La cosa mi ha stupita, ma nello stesso tempo mi faceva così piacere guardarli! Erano così sinceri tra loro. Una donna ha esclamato: «Che bello che ci siamo l’uno per l’altra; immaginate se non ci fossimo mai incontrati?»
La seconda donna, sentendo questo, si è seduta all’improvviso su una sedia, si è coperta il volto con le mani e ha pianto. Gli amici hanno iniziato ad abbracciarla e io ho sentito quanto stessero bene, tutti insieme, in quel momento!
Non volevo metterli in imbarazzo e me ne sono andata, perché per loro io ero un’estranea. Perché ha pianto? Mi piace pensare che fosse perché con quelle persone stava così bene che ha sentito una vicinanza emotiva con i suoi amici, come se fino ad allora le fosse mancata terribilmente. Ho avuto così voglia di ricordare per sempre ciò che avevo visto.
Poi, dopo un po’, ero già a letto, e all’improvviso tutti i suoni intorno sono diventati magici. Fuori, oltre la porta, i vicini erano seduti su una panchina: ridevano, chiacchieravano, cantavano vecchie canzoni. Dietro la parete, dalla vicina, passava un buon serial russo che mi piace molto. Tutto questo si è mescolato in qualcosa di straordinario. E d’un tratto la vita mi è sembrata così reale, così vera, come se non ci fossero più barriere e fossimo tutti amici.
Il mio cuore si fermava e batteva all’impazzata per l’emozione che provavo. In quel momento ho sentito come se dentro di me comparisse un grande sole! Quella sensazione di felicità e di vita vera, di relazioni sincere tra le persone. Mi sembra di non aver provato qualcosa del genere dai tempi dell’infanzia, e in quel momento mi è venuta voglia di piangere da quanto mi sentivo bene!
Pensavo che una casa con pareti di cartone e un’area fumatori davanti alla mia porta fosse una sfortuna, e che non potesse andare peggio. All’inizio è stato durissimo viverci. E invece ho scoperto che mi piace perfino osservare ciò che succede intorno: le persone, le parole gentili che i vicini si dicono, il modo in cui cantano vecchie canzoni seduti sulla panchina! È come se le persone fossero diventate più vicine tra loro, e questo mi rallegra immensamente!
Riferimenti
F. M. Dostoevskij, Il sogno di un uomo ridicolo (1877).