Dicembre 5, 2020 in I

Per ipnosi si intende un particolare stato di coscienza, caratterizzato da uno stato intermedio tra la veglia e il sonno, denominato “trance”, che permette di influire sulle condizioni psichiche somatiche e viscerali di un soggetto per mezzo di un rapporto creatosi tra lui e un’altra persona o che lui stesso può indursi attraverso determinate metodiche (autoipnosi). In tale stato psichico si assiste a una riduzione delle capacità critiche, a un aumento della suggestionabilità e a una limitazione dell’attenzione alle sole richieste formulate dall’ipnotizzatore. Il soggetto regredisce a livelli arcaici di funzionamento mentale e di comportamento, caratterizzato da fenomeni di ideoplasia controllata, ossia di trasformazione in realtà soggettiva e oggettiva di quanto viene intensamente immaginato.L’ipnosi è stata proposta in Europa da Mesmer, il quale ipotizzava la possibilità di far passare un fluido magnetico da un soggetto a un altro, e da Braid, che propose un’interpretazione neurologica con il metodo dell’induzione verbale. Allo studio specifico si dedicò dapprima Charcot, che ne distinse gli stadi (letargo, catalessi e sonnambulismo) e le concomitanti modificazioni organiche relative al tono muscolare e ai movimenti riflessi, e in seguito Freud, che utilizzò l’ipnosi nella terapia dell’isteria seguendo il metodo catartico, che consiste nel far defluire o abreagire (vedi
Abreazione) la carica emotiva, impedendo che questa cerchi vie anormali di sfogo attraverso la manifestazione di sintomi. Tale tecnica fu in seguito abbandonata a favore della psicoanalisi, in quanto tale stato di semi-incoscienza non consentiva al paziente di elaborare il proprio vissuto psichico. Accanto alla psicoanalisi persistono due forme legate al trattamento ipnotico: l’ipnoterapia e l’ipnoanalisi.L’ipnosi è attualmente una tecnica che viene utilizzata come strumento di ricerca sulle modalità psico-fisiobiologiche con cui si attua l’interazione mente-corpo e come mezzo di intervento psicoterapico in quanto metodologia che si avvale dei fondamenti della psicodinamica e delle conoscenze psicoanalitiche integrate a quelle di neurologia, medicina, psicosociologia e neurolinguistica.Il substrato organico dell’ipnosi sembra risiedere a livello centrale in strutture differenziate, collegate fra loro da specifiche connessioni sinaptiche e neurormonali a formare gruppi funzionali. Sono sicuramente coinvolti la corteccia cerebrale, il sistema fronto-limbico ipotalamico, la sostanza reticolare ascendente di attivazione e i suoi nuclei specializzati pontini (in specie il locus coeruleus).L’ipnosi è mediata da contenuti comunicativi che sono le suggestioni, le quali possono essere proposte dall’ipnotista o autoindotte. La suggestione può essere espressa verbalmente e/o non verbalmente ed essere diretta, cioè riconosciuta dal soggetto come rivolta alla sua parte cosciente, o indiretta, cioè rivolta alla sua parte inconscia e da lui non compresa. Il monoideismo ideoplastico trasforma la suggestione da pensata in vissuta, avviando l’ipnosi.La “trance” ipnotica viene indotta secondo vari procedimenti, il più comune dei quali consiste nell’invitare il paziente a fissare un oggetto molto vicino e successivamente nel suggerirgli uno stato di profonda stanchezza.Gli aspetti dinamici che caratterizzano l’induzione ipnotica sono di tipo regressivo:La riduzione delle afferenze sensoriali, poiché in assenza di stimolazioni sensoriali il soggetto tende ad “allucinare” in quanto deve mantenere la sua corteccia sotto l’influsso di una stimolazione continuaLa restrizione della motilità, per ridurre il contatto realistico con il mondo esternoLa manipolazione dell’attenzione, che trasferisce l’attenzione del soggetto sulle proprie funzioni mentali; gli stimoli ripetitivi o impositivi esauriscono l’attenzione disponibile e producono un impoverimento ideativo.Il punto di arrivo dell’induzione è rappresentato dallo stato ipnotico, che si caratterizza per una modificazione della funzione dell’Io, in cui le idee vengono sostituite da immagini visive e acustiche, e da un transfert ipnotico, in cui l’attenzione diventa selettiva e il soggetto ascolta solo la voce e i comandi dell’ipnotizzatore, assumendo ruoli inconsueti come la simulazione di comportamenti di età trascorse o di altre persone.Lo stato ipnotico può raggiungere diversi livelli di profondità. Vengono classicamente descritti 8 livelli, ciascuno dei quali presenta i sintomi della fase precedente e ne comporta di nuovi. Essi sono rappresentati da un I livello con torpore, seguito da un II livello con fenomeni catalettici di breve durata; un sonno leggero con catalessia di maggior durata si riscontra al III livello di profondità della “trance”; nella fase successiva abbiamo sonno profondo, mentre al V livello si manifestano contrattura, analgesia suggestiva e discreta amnesia; obbedienza automatica con amnesia più profonda caratterizzano il VI livello, allucinabilità positiva, sonnambulismo e amnesia completa spontanea compaiono al VII, allucinabilità negativa durante la “trance” e in postipnosi si ottengono solamente all’VIII livello.L’intervallo di tempo tra la conclusione del trattamento ipnotico e l’esecuzione dell’azione suggerita in stato ipnotico è definito stato postipnotico.Le modalità di applicazione nell’ambito psicoterapico dell’ipnosi possono essere varie. In primo luogo, può essere indicata come tecnica di rilassamento, in quanto alcune reazioni neurofisiologiche dello stato di “trance” antagonizzano lo stato d’ansia. Un secondo impiego è come tecnica comportamentista, con interventi destrutturanti su comportamenti patologici e ristrutturanti comportamenti più adeguati. Infine, può essere utilizzata nell’ipnoanalisi, in cui viene analizzato il materiale analitico emerso durante lo stato di “trance” ipnotica.In ambito clinico, l’ipnosi viene impiegata nel trattamento di sindromi psiconevrotiche neurasteniche a marcata componente cenestopatica ipocondriaca. Può essere inoltre utile nei disturbi somatoformi e nelle varie forme di conversione somatica (paralisi isteriche, afasie, manifestazioni pseudosincopali o pseudoepilettiche, disfagie, sindromi vertiginose, turbe dell’alvo, ecc.) o psichica (nevrosi isteriche, amnesie, stati crepuscolari, arresti psicomotori, ecc.); inoltre, è utile nelle forme psicogene delle sindromi posttraumatiche da stress, nelle sindromi ganseriformi (vedi
Ganser, sindrome di) e nella pseudodemenza. Altro campo di impiego sono le nevrosi d’ansia e fobiche (agorafobiche, ereutofobiche, claustrofobiche), nel controllo dell’obesità, dell’alcolismo, delle tossicomanie e del tabagismo. Particolare prudenza viene consigliata nei pazienti psicotici per il rischio di scompensi di tipo dissociativo.L’impiego dell’ipnosi risulta abbastanza diffuso anche al di fuori del campo psichiatrico e in particolare in chirurgia, dove viene talora applicata in ambito analgesico. L’anestesia ipnotica è di grande aiuto, ad esempio, negli interventi di plastica, dove l’innesto di lembi cutanei deve essere seguito da settimane di immobilità. Altro vantaggio del paziente ipnotizzato su quello narcotizzato è che il primo può facilitare il lavoro del chirurgo durante l’intervento. Secondo vari autori, l’uso dell’ipnosi abbrevia il decorso post-operatorio, previene dolori e vomito e favorisce la cicatrizzazione. Molto utile risulta talvolta la cosiddetta anestesia bilanciata, procedimento in cui l’anestesia farmacologica è preceduta dall’ipnosi.Numerosi sono stati, nel corso degli anni, gli interventi chirurgici praticati in stato sonnambolico (appendicectomia, erniectomia, tonsillectomia, interventi odontoiatrici, oculistici e ostetrici, ecc.); al risveglio si registra un’amnesia completa per l’evento e un buon decorso post-operatorio. Non sono ancora del tutto chiari i meccanismi neurofisiologici e psicologici alla base dell’analgesia ipnotica. Ovviamente, si pensa che i procedimenti psicologici intellettivi ed emotivi abbiano la possibilità di influenzare l’equilibrio delle sinapsi dei centri nervosi dove convergono stimoli periferici sensitivi centripeti e centrali centrifughi; in tal senso, verrebbero modificate, in modo parzialmente conscio, la conduzione e la percezione del dolore mediante un’interazione continua tra eccitazione e inibizione. Si è pertanto parlato di “lobectomia psicologica” e di “atimia percettiva”, ossia la soppressione in ipnosi delle componenti emotivo-affettive del dolore e la conseguente indifferenza del soggetto dovuta all’eliminazione centrale dei circuiti limbo-ipotalamici coinvolti nei processi di integrazione cenestesica affettiva.Esiste, infine, anche un’interpretazione biochimica che prevede come il cervello in ipnosi, o durante particolari stati coscienza, possa sollecitare la produzione di endorfine (vedi
Oppioidi endogeni), sostanze morfino-simili neutralizzanti lo stimolo algico.

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