LINGUAGGIO

Funzione superiore che si realizza attraverso parole, segni grafici e gestuali, aventi valore semantico. Il linguaggio è una manifestazione della necessità relazionale dell’individuo. I disturbi sono di origine neurologica e/o psichiatrica.Secondarie a lesione neurologica sono le disartrie e le afasie.Per quanto riguarda i disturbi di origine psichiatrica, questi vengono valutati in senso quantitativo e qualitativo nel caso dell’esame psichiatrico. L’esame quantitativo concerne il numero di parole espresse nell’unità di tempo, spontaneamente o dietro richiesta del clinico, e può evidenziare:Povertà di linguaggio: poche parole nell’unità di tempo, risposte brevi, concrete, non elaborate; scarso linguaggio spontaneo, privo comunque di informazioni, che si differenzia dalla povertà di contenuto del linguaggio che consegue a una povertà di contenuto di pensieroLinguaggio ridondante: abbondanza di parole e particolari, anche non richiesti; tipico degli stati ansiosi, delle fasi maniacali del disturbo bipolare e dei disturbi da uso di sostanzeTempo di latenza di risposta: tipicamente aumentato nella depressione e nella demenza; diminuito nella mania. L’esame qualitativo considera la rapidità di flusso verbale (produzione di sequenze ininterrotte di parole e la scorrevolezza del linguaggio spontaneo, l’intonazione della voce, la forma del linguaggio, ecc.) e può evidenziare:Eloquio rallentato, difficoltoso (bradifrasia) nella depressione o in patologie organicheAssenza di espressione verbale o mutismo nella depressione e nella schizofrenia catatonicaEloquio rapido o incalzante (tachifrasia), sino alla logorrea, tipico del disturbo bipolare e da uso di sostanzeDisfonie o alterazioni del linguaggio fonico: il tono aumenta nell’eccitazione maniacale o isterica, diminuisce nella depressione e nella schizofrenia con sintomi negativi; l’afonia può essere sintomo di conversione nell’isteriaLinguaggio incoerente, scucito, con perdita dei nessi associativi sino alla schizofasia (“insalata di parole”), con stereotipie e neologismi (vedi oltre), come nella schizofreniaDeragliamento, progressivo allontanamento dall’argomento iniziale di un discorso che segue i pensieri del paziente, presente nella mania e schizofreniaLinguaggio tangenziale, che inizialmente persegue l’obiettivo da raggiungere, salvo poi discostarvisi; a differenza del deragliamento, non viene perso completamente il nesso tra contenuto della risposta e la domanda dell’esaminatoreBlocchi o intoppi del linguaggio: arresto per alcuni secondi o minuti del discorso, che poi viene ripreso senza continuità con l’argomento inizialeLinguaggio circostanziato: ricchezza di dettagli e giri di parole per arrivare allo scopoLinguaggio prolisso, iperelaborato, vischioso, perseverante: più tipico di patologie cerebrali organiche, ad es. da lesione del lobo temporaleMussitazione: estremo distacco fra una parola e l’altra sino a perdere il senso della fraseAngofrasia, parola sospirata e stentata tipica degli ansiosi e dei depressi graviEcolalia ed ecofrassia: ripetizione automatica rispettivamente dell’ultima parola o frase udita, tipica delle forme catatonicheCoprolalia: inserzione di parole oscene nel discorso; presente nella s. di Tourette (vedi
Gilles de la Tourette, sindrome di)Perseverazione, o ripetizione di una stessa parola, idea o argomento nel discorso, tipica di forme organiche, ad es. demenzeNeologismi: creazione di parole nuove da parte del pazienteStereotipie verbali, ripetizione di parole o frasi, spesso senza significatoMetalinguaggio: messaggio che trascende il significato reale delle parole usate. L’esame del contenuto del linguaggio rientra nella valutazione psicopatologica del contenuto del pensiero. Altri disturbi del linguaggio di interesse psichiatrico sono:Durante alterazioni dello stato di coscienza il linguaggio diviene lento, stentato, difficoltoso, con parafasie, neologismi, anomie. Vi è alterazione della ripetizione e della comprensione orale, così come della comprensione dello scritto.Nei deficit intellettivi emerge difficoltà di comprensione del significato delle parole e di elaborazione concettuale, che si accompagna a espressività di tipo infantile.Balbuzie: difficoltà articolatoria di suoni labiali, linguali, nasali, pronunciati con ritardo, violenza o ripetuti, che interferisce con la conversazione. Viene esacerbata in situazioni di stress emozionale. Può originare nell’infanzia o nell’adulto. Quest’ultima può avere origine neurogena. Mentre la balbuzie dell’infanzia migliora alla 10a-15a ripetizione della frase, questo non avviene nella forma neurogena.Disartrie funzionali: difficoltà di articolazione della parola presenti in stati ansiosi, epilessia, disturbi da uso di sostanze, uso di psicofarmaci (ad es., sedativi, antidepressivi e neurolettici ).Linguaggio grafico: la scrittura e l’espressione scritta appaiono alterate in diverse condizioni neuropsichiatriche. Negli alcolisti vi può essere una scrittura leggera e tremula. In alcuni disturbi extrapiramidali (ad es., morbo di Parkinson) è tipica una scrittura piccola (micrografia). Negli stati di eccitazione sono tipici caratteri grandi e ben marcati. Nelle fasi maniacali si può avere graforrea (scrittura rapida, ricchezza di parole, contenuti correlati all’euforia o alla disforia). Una graforrea con numerosi particolari e contenuti mistico-teleologici è talora osservata nel paziente epilettico temporale. Nel depresso il rallentamento psicomotorio si esprime anche nella scrittura. Nel demente vi sono parole incomprensibili, caratteri irregolari, più direzioni di scrittura e difficoltà di copiatura.Linguaggio gestuale: linguaggio mimico o non verbale delle mani e del capo. Sotto il profilo clinico-psichiatrico, durante l’eccitamento maniacale si ha ipersemia (aumento della gesticolazione con vivacità, piacere, grandiosità). L’ipersemia può divenire esplosiva negli epilettici temporali e nei paranoidi, così come nei disturbi borderline di personalità. Una riduzione della gestualità (iposemia) sino alla sua assenza (asemia) è presente nei depressi. Nella parasemia i movimenti sono privi di significato comprensibile e senza corrispondenza con il contenuto verbale o emozionale; è presente nella schizofrenia e nella mania.